Quale capacità mi piacerebbe sviluppassero al meglio i miei figli? L’attitudine all’ammirazione. Vorrei che fra i pensieri della sera,quelli che si accovacciano con noi sul cuscino aprendoci la porta della notte,ce ne fosse sempre uno da dedicare ad un successo altrui. Ad un’azione positiva di un amico. O alla bellezza di una frase sentita pronunciare. Anche da chissà chi…che la meraviglia sa sorprenderti all’improvviso…se ti fai sorprendere. Mi piacerebbe si abituassero ai complimenti,quelli da fare. O che si emozionassero dei traguardi,quelli raggiunti dagli altri. Vorrei per loro un doppio percorso,quello interno dell’amor proprio e quello esterno,dell’amor dato. Vorrei per loro una corsa alla felicità,di quelle che ti tolgono il fiato e che ti fanno le vesciche sui talloni,che per essere felice devi avere il cuore in gola ed i cerotti sui piedi,di quelli che sono talmente incollati che dovrai decidere se strapparli di colpo o lentamente,ma in ambedue i casi ti sarai risanato. Che le ferite aiutano. E ci giochi la vita come a “BANDIERA” o a “UN DUE TRE STELLA!!!”,imparando quando è il momento di correre o quando è il caso di fermarsi. Che non è vero che chi si ferma è perduto. Perché se non sai fermarti hai perso in partenza. E la partenza giusta non è in quarta,ma in prima. Con tocco delicato sulla frizione,che se t’ingolfi è un casino. E così,tra un “TIRO ALLA FUNE” ed un passo alla “MOSCA CIECA”,vorrei che i miei figli imparassero a sbrogliare le proprie matasse a suon di risate. Che la felicità si conquista un pezzo alla volta. Come quando all’asilo fai una collana di pasta,che sedanino per sedanino ti sembra sempre più bella. Il segreto è riuscire ad ammirare anche quelle degli altri bambini. E poi con la pasta avanzata ci puoi fare un sorriso. Pezzettino per pezzettino. Che se manterrai la capacità di apprezzare gli altri sorrisi,anche il tuo sarà più splendente. E non s’ingolferà. Che poi adesso c’è il cambio automatico. Ma questa è tutta un’altra storia…