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Da che mondo è mondo,”Vicolo Corto” e “Vicolo Stretto”,nel gioco del Monopoli,sono le proprietà più snobbate. L’ambizione massima è riuscire ad accaparrarsi “Parco della Vittoria” e “Viale dei Giardini”,così,tout court,magari al primo giro del tabellone. Eh già! Quella brama di potere che,se sei posizionato su “Viale Costantino”,potrebbe portarti a dire di aver fatto 13 ai dadi pur di metter piede sul parco vittorioso (so che qualcuno di voi avrà già cercato la sua vecchia scatola per verificare che siano davvero 13 caselle 😊)

Domenica,nella mia città,ci saranno le amministrative. Non ho mai avuto appartenenze partitiche e non mi sono mai sentita una bandiera nello “zigzagare” le mie opinioni. La libertà di pensiero è l’unica caratteristica che mi appartiene ed in virtù della stessa,concedo alle mie convinzioni l’autonomia necessaria per uscire dall’inerzia delle ideologie calate dall’alto. Il tradimento peggiore è quello verso se stessi.

Delle nuove pedine in ferro del Monopoli,mi piace la scarpa. Lascio volentieri ad altri la macchinina di metallo con la quale giungere al trono in tutta velocità. Amo i passi lenti,quelli che permettono di fermarsi fra la gente a suon di strette di mano. Quelli che se parti dal punto che tutti snobbano e deridono,incontrerai il lato più intimo delle persone. Delle vecchie pedine in legno,sceglierei la candela. Per associazione mi ricorda la fiaba de “La bella e la bestia”,aiutandomi a distinguere quando gli istinti bestiali prendono il sopravvento. Ogni persona ha la propria bestia interiore. C’è chi la evolve e chi,ahimè,la nutre di bassezze che annientano il senso dell’umanità.

Quest’anno voterò un intento. Voterò l’energia e la comunicazione. Voterò i discorsi franchi e concreti,spesso più efficaci di fluide oratorie dalla sintassi impeccabile. Voterò l’eleganza della corsa al potere che ascolta con rispetto e senza smorfie i discorsi degli avversari. Voterò il passo semplice che si sofferma in ogni vicolo,la potenza del sorriso e la stanchezza sul volto. Voterò il gesticolare,l’umanità e la voglia di fare. Voterò le orecchie sorde alle provocazioni e l’ascolto trasversale.

Tra “probabilità” ed “imprevisti”,dove talvolta ti mandano “in prigione senza passare dal via” con quattro chiacchiere da bar,ripongo la mia fiducia nella semplicità resiliente. Amo il coraggio delle espressioni dialettali che uniscono,senza paura che l’intellettualità storca il naso. Seguirò la filosofia dell’albero,secondo la quale se vuoi ospitare gente sui rami,devi nutrirne le radici ogni giorno per evitare che il peso eccessivo ne spezzi il tronco. Amo le differenze che arricchiscono in nome del rispetto e le tradizioni che non cedono il passo all’oblio.

Stimo la capacità d’ammirazione,quella che affossa l’invidia e permette di gioire dei successi altrui. La capacità di riconoscere un successo onora l’intelligenza. Salto giuliva tra Viale Monterosa,Corso Magellano e Largo Augusto,pensando che,alla fine,Parco della Vittoria non avrebbe nessun valore senza Vicolo Corto.  La cosa importante (come sostiene una mia amica) è di potersi specchiare con serenità comunque vada. E dopotutto,visto che chiunque,colori politici a parte,collezionerà meriti e demeriti,tanto vale concorrere in correttezza. Che un tiro di dadi fatto con il cuore,vale più di mille carrozze bianche piene di parole.