27 Dicembre. Giorno per antonomasia del “dopo”. Del “senza”. Dopo Natale,senza impegni scolastici imminenti,come funamboli in stand-by tra panettone e lenticchie. Nella casella della posta elettronica,le fidelity cards invitano ai presaldi. Se hai una figlia adolescente ed il tal giorno coincide con il tuo giorno libero,la scelta è quasi obbligata. Destinazione: centro commerciale. Di quelli dai mille negozi in uno,che se fossi a Milano ci impiegheresti il triplo del tempo e calpesteresti volentieri le balle al toro,nella speranza di attraversare corso Vittorio Emanuele una sola volta. Si parte in cinque. I tuoi anni sono quasi tre volte emmezzo i loro ed il doppio dei km da percorrere. Parti serena. Lasci a casa gli affanni e per un pelo anche la borsa. Nell’autoradio il cd natalizio remixato,omaggio della banca. Che se con il sole non ti sembra Natale,l’atmosfera musicale compie la magia. Una quarantatreenne e quattro teenagers in canto. La differenza è palese. Loro sanno l’inglese. Tu no. Loro cantano scandendo le parole. Tu azzeccando le pronunce e mettendo tre parole in una,come il centro commerciale con i suoi negozi. Loro Milano. Tu shopping center. Ai tempi in cui frequentavi le medie (ora secondarie di primo grado),per la lingua inglese avveniva il sorteggio. Francese tu. Francese tuo fratello sei anni dopo. Francese il tuo secondo fratello sedici anni dopo. Quando tuo padre disse alla preside che forse la dea si era bendata una volta di troppo,almeno lui fu spostato nella sezione d’inglese. Tra un fratello e l’altro,la tua erre moscia si perfezionava al liceo. Tra ricordi e vocalizzi tiri dritto ad un rondò di troppo e ti ricomponi sul “NON APPENA POSSIBILE SI PREGA EFFETTUARE UN’INVERSIONE A U”. Parcheggio arancio. Scala mobile. Ci siamo. Qui non ci sono tori a cui pestare i testicoli ma speri vivamente che tua figlia trovi un paio di jeans. Che con gli strappi alle ginocchia in pieno inverno magari fa anche freddo. Anche se poi tu,nell’indimenticabile nevicata dell’85,ti tuffavi a testa nella neve. Ed una maglietta. Che le solite due hanno girato tutti i termosifoni di casa,che quando le stiri è ormai un’utopia averne le cuciture parallele. Due ore in un lampo. Loro a pattinare sul ghiaccio,tu fra mille titoli in libreria. Si torna a casa con i sacchetti vuoti ed i cuori pieni. Loro fra canti e snapchat,tu fra tentativi e strafalcioni. Con il giusto numero di rondò. Senza inversioni a U,senza jeans,senza magliette. Tante risate,pochi acquisti. Un bel pomeriggio. Dopo cena,famiglia e prole a raccolta,un breve giro in auto per la città. Si strafalcia a dismisura. Non si cacciano Pokemon. Si inseguono sogni. La sera,nel letto,osservi la maglietta di tua figlia che dal termosifone sembra gridare pietà ma poi,se ascolti meglio,senti che è proprio fra le sue pieghe vintage che sono racchiusi tutti i suoi sogni. Ti alzi,la stiri,la ripieghi con cura e la posi sopra i jeans con gli strappi per l’indomani. Sai che il Nuovo Anno inizierà insieme a loro. Come una funambola fra le stanze,distribuisci baci e carezze. Tuo marito ti guarda stralunato mentre gli sussurri “goodnight”. Poi,di nuovo a letto,raccogli le tue emozioni. Mille in una. Come in un center. Senza inversioni.