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Il contatto è improvviso. Più veloce di quanto pensi. Se ti va bene ti risparmiano la vita. Nella migliore delle ipotesi ti conservano il viso.

La presa è bestiale. Arcaica. Di quelle che ti portano adrenalina al cervello ed oscurità nel cuore.


 Nel caso di un singolo, tenterai di difenderti. Probabilmente invano.

Del branco conoscerai la brutalità, l’atrocità che ti consumerà a colpi barbarici.


 Sarai cemento. E ti sgretolerai sotto la loro efferatezza.


Ti divaricheranno mente e corpo.                        E ti denuderanno vestendoti di spietatezza.


Ti penetreranno ridendo come vigliacchi. Ti sviscereranno come un animale.

E sanguinerai.

La sodomia ti colpirà feroce.                               Ne percepirai la mossa beffarda.

E ne morirai.

Selvaggiamente schernita da ritmi cruenti e micidiali.


 Perirai lentamente di attriti e sudori. Annegherai di salive anelanti e baci inclementi.


 E ti spegnerai dentro.                         Atrocemente privata del tuo senso d’umanità.

Tremerai.

Di un tremore a intermittenza.                             Bramosamente ritmato da viscidi membri assassini che sfregeranno ogni tuo senso.


I minuti saranno ore e le ore eternità. Ti percepirai infinitamente consumata dalla villania di gesta primitive e le tue carni imprecheranno dolenti.


 Alzerai gli occhi al cielo fra mille domande. Troverai la forza di resistere e ti affrancherai al terreno.                                                                       Acchiapperai disperatamente fra le dita un ciuffo d’erba.                                                                         Ti ci attaccherai stringendo il pugno come prima di un prelievo.                                              Ed anche se ti sembrerà di avere un laccio emostatico al collo, lotterai stoicamente per sopravvivere.




E sopravviverai.

Nonostante le ferite, nonostante il vile oltraggio, nonostante l’incommensurabile strazio.


 Ci sarà una fine.

E ci sarà un abbandono.

Sarai per loro un pezzo di vagina qualunque da lasciare semiviva a se stessa. Saranno alla ricerca della prossima preda. Ma finalmente lontani da te.

Che avrai vinto vivendo.

Ti troveranno chiusa a riccio, pietosamente rannicchiata e chiusa al mondo, avvolta da un velo d’immobilità che gelerà il sangue. E non avrai più voce. Sarai senza sguardo e non sentirai. Il tatto non ti apparterrà per lungo tempo.

E sarai catatonica.

Ma sarai comunque più forte di loro.


 Ed io ti stimerò all’infinito.


 Ti sarò vicina pur non conoscendoti. Sarò dalla tua parte quando sarai funambola tra ideologie buoniste falsamente benpensanti.                                                            Ti difenderò quando ragioneranno sui centimetri degli abiti che portavi o se ipotizzeranno atteggiamenti provocatori da parte tua.

E mi vergognerò.

Sarò incredibilmente delusa da coloro che ne faranno una questione di statistiche.                   E mi chiederò se il genere umano abbia ragion di chiamarsi tale nella ricerca affannata di motivazioni alla violenza.


 E mentre tu sarai impegnata a toglierti un aculeo per volta, loro cercheranno attenuanti nelle famiglie d’origine.

E ti sentirai ristuprata.

Inevitabilmente risodomizzata nell’animo nel percepirti una vittima di serie B.


 Proprio tu, fiera paladina della gentilezza ed amabile giovane nel fiore degli anni. Tu, che nei giochi d’amore con il tuo uomo, rivivrai ogni volta la villania subita. Tu, che hai sempre giurato di voler crescere un figlio nell’amore, ora non sai nemmeno se avrai il coraggio di farlo un figlio.

Ma lotterai.

E ti aggrapperai tenacemente alla vita con tutte le tue forze.

E rinascerai.

Anche se l’erba non avrà lo stesso verde.

E sai che se coloro che vaneggiano avessero il coraggio di sovrapporre una foto della persona più cara all’immagine di un corpo violato, ne guadagnerebbero in silenzio riconquistando la dignità persa.

Quella che tu non hai mai mollato.