Le confidò d’esser felice…

E lei, che si riteneva felice allo stremo, fu dunque spaesata… 

Aprì le porte ad una felicità nuova, condivisa, faccia di una stessa medaglia forse…

Una felicità improvvisa che ora, chiamar così, le sembrava quasi d’insultarla, quella sensazione, quell’emozione che si originava dal cuore e che avrebbe meritato un nuovo termine per esser definita, un nuovo vocabolo, che venisse dalla notte dei tempi ed ancor prima, che fosse stato nella mente di Dio quando ebbe a creare l’uomo, quando ebbe a creare lui, che ne assaggiava la felicità facendosela crescere dentro, donando ulterior volume a quella di lei.

La delusione mai avrebbe trovato posto fra i sentimenti a suo riguardo.

Lui per lei era la vita, la morte e tutto ciò che ci stava in mezzo.

Era il primo respiro del mattino e l’ultima sbattuta di palpebre della sera.

Lo sfarfallio del suo stomaco ed il primo passo quando scendeva dal letto.

Era l’oro, il rame, l’argento e, seppur non avesse mai capito cosa fosse, anche la mirra, era tutto ciò che fosse possibile conoscere e sconoscere, era Ipno e Morfeo, sempre nei suoi sogni. Era Dioniso, linfa vitale nelle sue vene ed era Zeus, re di tutti gli dèi, colui il quale, di fronte alla purezza di cotanto amore, altro non avrebbe dovuto fare che chinare il capo, invitando lor tutti a liberar la strada che porta alla casa degli dèi Olimpi, in cima al monte, sul quale loro due sarebbero andati ad amarsi spazzando via la coltre di nubi bianche che da sempre ne avvolgevano la vetta.

Mai lei avrebbe pensato, in vita sua, di sentirsi completa come in quel momento, fiduciosa, contenta, amabile, amorevole ed amata, come sapeva farla sentire lui, Amore suo, con la garbatezza e l’intensità che lo rendevano UOMO all’ennesima potenza, con quelle risate che l’avvolgevano e la rallegravano. Le avrebbe baciate tutte, quelle risate, ne avrebbe posato le labbra sul nascere, così che avrebbero potuto ridersi dentro, addosso, così che si sarebbero potuti scambiare pelle ed occhi, anima e pensieri, essenze ed umori.

Dall’alto dell’Olimpo l’aurora boreale li avrebbe sorpresi amanti appassionati ed il mar Egeo sarebbe stato a sguardo alzato, sperando che i loro corpi potessero decidere di amarsi anche fra le sue acque, rendendolo più puro. 

Li avrebbe cullati fra le sue onde, dolcemente, spingendoli l’un verso l’altra ed avviluppandoli a tuttotondo, come anello che avvolga nella sua tondezza ciò che più gli è caro…