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diserieZero

…sono solo una, non sono nessuno e nemmeno centomila… mi piace considerarmi una scrittrice "di serie zero", dove per zero s'intenda la capacità di lasciarsi permeare a tutto tondo da ciò che arriva, senza farsi intrappolare dalle idee, che poi cambiano, senza farsi imprigionare dalle convinzioni, che poi si rovesciano, senza farsi scrivere il destino, che poi si cancella e si riscrive…

Di spazzolini e libertà

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Ad ogni equinozio e solstizio cambio gli spazzolini da denti. Così, in una sorta di “hic et nunc” senza alcun richiamo esistenzialista ma con riferimenti notevoli alla mia memoria ingiallita, in una condizione di spazio tempo che mi colloca qui (in bagno) ed ora (o mai più!), nella speranza che un preciso riferimento stagionale garantisca l’igiene dentale di tutta la famiglia. Perché quel convinto “domani lo faccio”, non trovi oblio trimestrale fra i miei neuroni incantati.

Distratti si nasce ed io, modestamente, distratta nacqui, godendo del privilegio di poter camminare sulle nuvole per quattro decadi e lasciando parecchie zavorre a terra, con percorso mnemonico dinoccolato, in perfetto stile Zazà. Il rovescio della medaglia lo pago in passi, quelli che ripercorro tornando a casa, quando mi accorgo che senza chiavi dell’auto non si va da nessuna parte.

Dopo la quarantina, anno più anno meno, la memoria si fa più snella, lasciando fuori lo scarto che può esserici tra XL ed XS. Ed è in quello scarto assassino che ti devi arrangiare. O ti “post-itti” dappertutto. Ovviamente dopo aver tentato di ritornare agli albori della tabula rasa a suon di “Settimana Enigmistica”, che poi adesso c’è suo cugino il “Blocco”, la versione mensile che ti concede la possibilità di aver finito la copia precedente quando acquisti la successiva.

In questo “Pseudocrepuscolo post-quarantile”, ci sono però punti fermi che non si scorderanno mai.

LE PREGHIERE

Potresti vivere nove decadi abbondanti ma anche sulla soglia della decima, saresti perfettamente in grado di recitare “Gesù d’amore acceso” con tanto di “O” iniziale e conseguente alleggerimento di coscienza. Rischieresti di faticare sul “Credo” se non recitato in coro, strizzando tutt’alpiù un occhio a Bennato, che “…un giorno credi di essere giusto…in un altro ti svegli e devi cominciare da zero…”, in una sorta di autoanalisi che impedisca al tuo ego di nutrirsi a dismisura. Che, tutto sommato, si può essere buoni cristiani senza essere cattolici ineccepibili ma non ci si può considerare buoni cattolici se non si è cristiani nella vita.

 

LE TABELLINE

Per la nostra generazione “pre-smartphone”, la calcolatrice era tabù. I conti con le dita e gli stessi conti che non tornano a pranzo, comunicandolo con un piccione al maggiordomo, sono lo zoccolo duro della nostra matematica d’un tempo. Che se in fin di vita ci propinassero un 6×8, sarebbe un 48 tutto d’un fiato senza risotti, contesse o casotti. Teniamoci in sospeso il curato per l’estrema unzione imminente.

 

LA MATURITÀ

Potrai plurilaurearti, collezionare Master come figurine e fare una carriera strepitosa ma lei sarà sempre lì, puntuale nei tuoi sogni, tremendamente ricorrente e nitida, minuziosamente raccolta in “bigini” stratosferici dalle mille discipline. Il sorteggio onirico delle materie è da cardiopalmo, con scritti ed orali che ti dividono dall’ ESTATE per antonomasia, quella senza compiti e senza esami a Settembre.

 

LA PRIMA VOLTA

Ne ricordi l’imbarazzo ed il timor da principiante. Se sei un uomo, in tempi nei quali l’educazione sessuale a scuola erano ancora lontani, sarai uscito dall’empasse parlandone con gli amici o sfogliando furtivamente giornalini sciupati nelle case sull’albero. Se sei una donna, il massimo dell’erotismo l’avrai visto nel sacchetto di patatine de “Il tempo delle mele” che perse il fondo in un cinema, su un paio di jeans sbottonati. Che poi c’erano anche “Paradise” e “Laguna blu”.

 

IL PARTO

In questo caso non puoi che essere donna. Almeno per ora. Ne ricordi le spinte sovraumane e le occhiaie alle ginocchia, che manco una tonnellata di correttore. In caso di tagli e cuciture di rilievo, maledirai con affetto il tuo ginecologo ogni volta che poserai il lato B sopra una sedia. Se portavi una seconda, alla prima montata lattea decisa proverai il salto di misura, spesso triplo. Il rovescio della medaglia è che, al primo svezzamento, ritornerai alle origini. Ma ciò che ricorderai all’infinito sarà Il primo sguardo di tuo figlio.

 

 

 

Stordita di ricordi, sistemo gli armadi. Il cambio stagionale non mi appartiene, conto i miei abiti sulle dita di una mano. Tra una gruccia e l’altra, sposto qualche scheletro. Non che il mio sia l’armadio di Mirabeau, ma almeno una falange sulla quale meditare credo esista in ogni guardaroba. Giusto quel pensiero sul quale vorresti riflettere o quell’opinione che potresti modellare. Così, d’emblée, con quel tocco brioso che allontana la staticità dei pensieri. E rende unici. Che se “comportarmi da persona civile” è una mia priorità, “risponder sempre di sì” non è la caratteristica che fa per me. Vorrei vento nei capelli. Lo troverò in bicicletta. Acchiappo un giubbino di jeans a fiori fucsia. Porta una scritta che, non conoscendo l’inglese (https://claudiabrugna.com/2017/01/05/di-canzoni-e-t-shirts), affido a google traduttore:

“Non solo sedersi ed aspettare, creare il proprio futuro”.

Mia figlia mi schernisce dolcemente non ritenendolo un giubbino da quarantenne. A quattordici anni, far parte di uno schema estetico di massa rassicura. Lo indosso ed esco. Piove a dirotto. Risalgo e mi getto vento nei capelli con un phon. C’è sempre una soluzione, un’alternativa. Sorrido. Bicicletterò un’altra volta. Dopotutto, domani è un altro giorno!

Di aromi e distanze

Durante l’infanzia,fra le tante amicizie,frequentai due bambine,entrambe figlie uniche,molto diverse fra loro e delle quali mi colpirono alcuni atteggiamenti.

La prima m’invitò a casa sua un paio di pomeriggi a giocare. I genitori erano sempre al lavoro e lei stava spesso con la zia in una deliziosa casetta di quartiere. Dopo qualche minuto in cortile a guardarmi e a chiedermi a cosa potessimo giocare,nonostante la meravigliosa miriade di giochi all’aperto fra i quali si poteva scegliere all’epoca e che oggi ricerchiamo con nostalgia su internet,lei decise che non c’era nulla da fare e mi portò in camera sua per giocare con le bambole. Entrai nella sua cameretta e m’illuminai. Sopra una mensola,come in passerella,stavano fianco a fianco tutte le Barbies da collezione,anno dopo anno. Per me,la cui famiglia Barbies era semplicemente composta da Barbie sposa con Ken,Barbie tennista con Skipper ed eventualmente da Big Gim da fidanzare alla tennista con corpino arancio e gonnella bianca (più brutto e più basso di lei se paragonato a Ken,ma loro si amavano),vedere quella collezione fu entusiasmante e glielo manifestai entusiasta. La sua mancanza di gioia nel rispondermi che gliele avevano regalate i genitori ma a lei non poteva fregargliene di meno perché intanto loro non c’erano mai,mi colpì e mi rattristò. Giocammo un paio d’ore sommerse di bambole e giocattoli d’ogni tipo,tutto senza sorrisi,con tanti silenzi,tanta noia e tante risposte maleducate alla zia che m’imbarazzarono molto.

Con la seconda bambina,alla quale ripenso spesso con affetto,estremamente intelligente ed infinitamente studiosa,condivisi la passione per i giochi in scatola,visto che non le era permesso di uscire più di tanto che “…fuori ci si ammala ed è pericoloso…”. La sua casa,che tra specchi e pavimenti non c’era differenza,era tutta pattine in feltro sull’uscio e strofinacci bianchi di cotone per sedersi senza rovinare il divano. Che per una come me che passava i pomeriggi con gli amici tra fossi e fienili,significava lavarsi le ginocchia ottanta volte prima di andare da lei. Sua madre era sempre gentile ed affettuosa nei miei confronti. Mi adorava. Come adorava i capelli della figlia che pettinava in continuazione. Mentre a tutte le sue Barbies,la figlia tagliava i capelli a spazzola e metteva il rossetto rosso. Forse in una sorta di ribellione casalinga. Andavamo molto d’accordo,pur essendo completamente diverse. L’unica volta che lei si arrabbiò con me,fu quando alzai un bicchiere per liberare delle mosche che aveva intrappolato per vedere quanto tempo sarebbero vissute senz’aria. La stessa aria che veniva strozzata dal tappo di sughero che la mamma metteva nel rubinetto del bagno,per evitare che cadessero gocce nella vasca.

Entrambe le bambine avevano gli occhi tristi. Entrambe per questioni di distanze. Troppo distanti per lavoro i genitori dell’una. Troppo vicini e soffocanti i genitori dell’altra.

Mia madre mi ha cresciuta alla giusta distanza. Quella che ti ama mentre ti mette le ali e ti invita a rialzarti se inciampi. Quella che ti tiene in braccio da neonata,perché il bisogno d’amore non può essere un vizio. Quella che piangere fa bene all’anima ma frignare per nulla non serve a nessuno. Ho potuto sperimentare le distanze del litigio,misurando opinioni per strada con gli amici senza adulti protettori fra i piedi. Mi è stato concesso di vivere la fede senza sensi di colpa,imparando a dividere con Dio meriti ed insuccessi, senza sentirmi un automa mossa da chissà quali corde. Mia madre ha sempre riempito la casa di bambini,che c’è un tempo per lo studio ed uno per il gioco. Ha sussurrato alle mie idee di non chiudersi in tanti schemi,che la spontaneità vola sull’ipocrisia. Mi ha insegnato regole comportandosi,senza troppi dettami. Ha saputo incoraggiarmi nella timidezza,che se di guance rosse non si muore,di troppa sicurezza ci si ferisce. Ha fatto del dialogo la regola primaria e della particolarità d’ogni figlio la propria forza interiore,raccomandando ad ognuno di tener sempre fede al proprio essere,nel rispetto altrui. Ho capito fin da subito che di faccia ne abbiamo un sola e che se ne mostri due ti annulli dentro. E se la faccia interiore è quella con la quale farai i conti tutta la vita,ringrazio mia madre di aver contato con me.

Ci sono mille episodi gioiosi che ricordo della mia infanzia,uno su tutti quando mi addormentavo sul divano tra le braccia di mia madre e mi risvegliavo con il borbottio della moka sul fuoco. La giusta distanza si trasmette così,tra amore e fiducia,in una sorta di gioco GOING dove ti rimandi la palla ovale arancio allargando le corde. E non fa niente se a volte allarghi le manopole con troppa forza e dentro quella palla ci stanno anche i momenti no,le litigate ed i telefoni riattaccati di rabbia,perché se ti hanno insegnato a misurare la forza,aggiusterai il tiro successivo. Ed ogni volta che le tue narici accoglieranno l’aroma di caffè,ricorderai che l’amore può tutto. Sempre.

Grazie mamma,oggi è la tua festa,ma io ti amo ogni giorno 💞

( La poesia “Le scarpe già corte” che compare nella foto,è tratta dal libro BARBAMILÙ BARBAMILÀ,2001 )

Di Tubetti e colori

IMG_7454Tubetto blu notte si sentiva solo. Era una solitudine non voluta,quasi indipendente dalla sua voglia di essere ma allo stesso tempo invalidante. Fin da tubettino aveva pian piano smesso di sorridere ed i suoi abbracci gli si erano bloccati dentro. La padronanza del proprio sguardo si era affievolita…sembrava quasi che i suoi occhi fossero più timidi. Mamma Tubetta non aveva mai smesso di parlargli nonostante lui sembrasse sordo. Ed aveva imparato ad abbracciarlo con delicatezza,senza aspettarsi nulla in cambio. Allo stesso modo continuava a sorridergli,di un sorriso volutamente poco rumoroso e non indisponente. Venne il tempo della scuola e Mamma Tubetta,con fare gentile,accompagnò Tubetto blu notte nella sua nuova classe,raccomandandogli di stare tranquillo e di cominciare a contare in caso di agitazione. Il primo giorno,Tubetto blu notte contò fino a mille. Così il secondo ed il terzo giorno. Il quarto volle stare a casa. Il quinto giorno contò fino a novecento. E nel cento che avanzava osservò a tratti i suoi compagni. I Tubetti colorati non contavano. Correvano,saltavano vivaci fuori dalla loro scatola ma,soprattutto,ridevano in maniera eccessivamente fragorosa. Tubetto blu notte li conobbe pian piano,dedicando trecento a loro e settecento al conteggio. Tubetto giallo lo aveva spesso invitato per far verde. Tubetto rosso lo cercava per far viola. Entrambi lo chiamavano a far marrone. Ma lui non voleva. Anzi,avrebbe voluto ma non poteva. Il cambiamento lo intimoriva e lo agitava. Si susseguirono numerose pittrici che,interagendo con i tubetti,dipingevano paesaggi meravigliosi. Avevano più volte cercato invano a Tubetto blu notte il suo colore, ma lui preferiva starsene alloggiato nella scatola,perfettamente dritto e senza che nessuno gli togliesse il tappino,che poi sarebbero seguite carezze di pennello per lui destabilizzanti. Nei quadri Tubetto blu notte non c’era mai. E Dio solo sa quanto avrebbe desiderato esserci. Ma l’ interazione finiva sul nascere. Tubetto blu notte riprendeva a contare e le varie pittrici riprendevano ad ignorarlo. Era tutto più semplice. Ma molto più triste. Finché una mattina arrivò una nuova pittrice. Aveva gli occhi celesti ed in quello sguardo Tubetto blu notte volle provare a guardare. E si sentì tranquillo. Quella mattina contò solo cinquecento. La Nuova Pittrice gli disse che sapeva contare molto bene. Finora glielo avevano detto solo Mamma Tubetta e Papà Tubetto. Si emozionò. Non lo diede a vedere,ma lei lo capì. La mattina successiva,la Nuova pittrice comunicò alla classe che non avrebbero dipinto paesaggi. Tubetto blu notte,temendo di non aver ben capito,smise di contare ed alzò lo sguardo. E sentì una proposta che sapeva di meraviglia. Avrebbero dipinto una scatola di colori,dove ogni tubetto avrebbe rappresentato semplicemente se stesso. Un’idea pazzesca! Tubetto blu notte abbassò lo sguardo e si giocò la felicità tra le dita. Dall’agitazione si dimenticò di contare. Era arrivato a quattrocento. Il problema era che avrebbe dovuto togliersi il tappino e,pur volendo comparire in quel quadro meraviglioso,l’idea lo bloccò.

– Tubetti,svitatevi i tappini ed iniziate pure a colorare – disse la Nuova Pittrice.

Poi,avvicinandosi a Tubetto blu notte gli disse con fare gentile:

– Tubetto blu notte,tieni pure il tuo tappino,prenderemo insieme un po’ di colore dal fondo del tubetto,ti va? –

Dal fondo!

DAL FONDO!!

D A L F O N D O ! ! !

E chi ci aveva mai pensato a proporgli un’alternativa del genere,ma certo che gli andava! Si dondolò un poco,parlò con le sue mani,contò dieci e poi,guardando i capelli della Nuova Pittrice,rispose:

– Si –

I Tubetti colorati erano al settimo cielo! Avrebbero fatto un quadro tutti insieme!!! E poi,anche per loro era una novità rappresentare se stessi. Nel riconoscimento della sua diversità,Tubetto blu notte si sentì uguale agli altri Tubetti colorati. Lui imparò a guardare fuori,loro impararono a guardarsi dentro. E l’interazione si compì in empatia. Ne risultò un capolavoro. Alla fine dell’anno scolastico,il quadro fu mostrato alle Famiglie Tubette. L’entusiasmo fu eclatante. Qualcuno non lo capì. Un paio di Genitori Tubetti,ancorati alla zavorra del luogo comune,azzardarono una critica. Che cadde nel vuoto. Cancellata come un colpo di spugna sull’onda dell’amore che il quadro aveva creato. Ci fu un applauso immenso. Per Tubetto blu notte un po’ fragoroso,ma estremamente gradito. Si sentì felice. E compreso.

La Nuova Pittrice restò per l’intero percorso scolastico. Tubetto blu notte imparò gradualmente a mischiare il proprio colore,preso dal fondo,con gli altri Tubetti e comparve timidamente in ogni quadro. Anche nel cielo dei paesaggi. Gli era stata data la meravigliosa possibilità d’interagire con forme e colori differenti,nel rispetto della sua unicità. A fine percorso contava cento,ma la Nuova Pittrice gli disse che andava bene così,che avrebbe dovuto tenere sempre un cento in tasca per affrontare le nuove avventure.

Prima delle vacanze estive,la Nuova Pittrice venne salutata con un’esposizione completa dei quadri che aveva creato con tutti i tubetti. Al momento del saluto qualche tubetto la baciò,qualcuno la strinse forte ed in molti si commossero.

Tubetto blu notte l’avvicinò delicatamente,le accarezzò con grazia i capelli e si fece svitare il tappino di un quarto appena. Poi se lo fece richiudere subito e le sorrise. Alzò timidamente lo sguardo e vide che gli occhi celesti della Nuova Pittrice tenevano dentro qualche lacrima. Ma lui sapeva bene che non era triste,perché proprio lei gli aveva spiegato che esistono anche le lacrime della felicità. Le stesse degli occhi marroni di Mamma Tubetta.

( 2 Aprile 2017,Giornata della consapevolezza dell’autismo )

Di amore e spiegazioni 

Martedì sera ho visto l’anteprima di “La verità,vi spiego,sull’amore”. L’incantevole protagonista del film di Max Croci e dell’omonimo libro scritto da Enrica Tesio è Dora. Dora è l’antidoto all’invidia,l’antitesi della rabbia,la cura dell’infelicità per antonomasia. Credo che in ogni donna ci dovrebbe essere un po’ di Dora. Nell’iperordinata che desidererebbe,di tanto in tanto,poter ignorare le pieghe imperfette delle lenzuola. Nella simmetrica,come la sottoscritta,che vorrebbe non notare i quadri storti. O nella puritana,alla quale piacerebbe poter dare una V alla propria scollatura,senza per questo sentirsi sbottonata. Dora è il limite da riconoscere. È il cambiamento dal quale partire. È la morbidosa sensazione della suoletta in gel siliconico sulla quale si vorrebbe camminare ed il freno a mano che ci si augura di essere in grado di tirare,quando è il caso di cambiare direzione. Dora è uno schema in bianco e nero. Di grigi non ce n’è. È una parola crociata scritta in obliquo. È una scacchiera sulla quale le regine danzano con gli alfieri. Che di regale basterebbe l’atteggiamento. Senza alcun titolo. Questione di attitudini. E di gentilezza. E se,come affermato nel libro e nel film,”la felicità dei bambini si misura in dita di sporco”,quella degli adulti si dovrebbe misurare in centimetri di rispetto. Per ciò che inizia. E per ciò che finisce. Dora è un traguardo. Un trampolino dal quale tutti dovremmo lanciarci almeno una volta nella vita. E se non sappiamo nuotare,ci sono sempre i braccioli. A meno che non si preferisca la respirazione bocca a bocca del bagnino di turno! Grazie Enrica Tesio ✌🏻

Di Liebster award


Il Liebster award è un premio virtuale, un riconoscimento che viene attribuito da alcuni blogger ad altri blogger con lo scopo di dare visibilità a quei blog che sono nati da poco o che comunque non hanno ancora una fitta rete di lettori a sostenerli (quelli con meno di 200 followers).
Per partecipare si deve:
Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog.

Ringraziare il blog che ti ha nominato e seguirlo.

Rispondere alle sue 11 domande

Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 followers

Formulare altre 11 domande per i blogger nominati

Informare i blogger della nomination.

Bene! 🤗 Quindi,i quattro blog da cui sono stata nominata e che ringrazio di cuore sono:

1) Tachicardia (blog in cui profondità ed autoironia si miscelano in maniera eccellente).

2) der Zweifel (penna colta e trasversale,di notevole capacità informativa).

3) Unisci i puntini (un gradevole percorso fra puntini di solarità,delicatezza e passione).  

4) Dirty Laundry (un piacevole viaggio fra questione e maestria). 

Le domande che mi sono state rivolte da “Tachicardia” con le relative risposte:

1 Il tuo libro preferito?: “Neve” di MAXENCE FERMINE.

2 Il tuo piatto preferito?: Dura lotta fra tortelli cremaschi e peperonata (Anche senza cistifellea vanno giù che è un piacere!)

3 Gatto o cane?: Cane.

4 Quanti anni ha?: 43 autunni,ma se mi dai del tu mi sento più giovane!

5 La tua canzone preferita?: “Meri Luis” di Lucio Dalla.

6 Il tuo film preferito?: “Billy Elliot”,che nel sussulto emozionale del padre al volteggio del figlio nell’ultima scena,ho respirato il senso della vita.

7 Quante lingue parli?: Se vale anche il dialetto,quasi tre.

8 Ti piace viaggiare?: Da uno a dieci,otto.

9 Sai nuotare?: Diciamo che me la cavo,giusto il giro di boa al mare ed un paio di vasche in piscina con il fiato a mille.

10 Mare o Montagna?: Mare,anche se la montagna mi fa molto Heidi,che l’idea di saltare felice con quattro caprette ci accomuna.

11 La parolaccia che ti piace di più?: Quel “Vai a cagare!” sostanzioso con la C potenziata,un po’ come quello che il regista,stanco di aspettare,dice alla star in “Meri Luis”.

Le domande che mi sono state poste da “der Wezel”:

1. Un film che ti provoca un riso amaro.                                                    “La cuoca del presidente ”

2. Scrittore preferito.                                                                                                   Mary Higgins Clark.

3. Un libro, un film o un dipinto che rappresenta al meglio il tuo modo di essere.                                                                                                             Il libro “Vivere,amare,capirsi” di Leo  Buscaglia.

4. La città dove vorresti vivere.                                                                 Dopo quella in cui vivo,Nizza;anche se nella mia irrinunciabile tappatina a Riccione,mi sento sempre a casa.

5. Frontiere aperte o chiuse?                                                                   Aperte per chi lo merita.

6. Teatro o cinema?                                                                                 Cinema.

7. Sabato o domenica?                                                                             Sabato.

8. Il luogo simbolo dell’infanzia.                                                 Strade,cortili,fossi e fienili…un tutt’uno all’impazzata!

9. Politica o antipolitica?                                                                                          Una politica d’ascolto ed un’antipolitica di sostanza. La disponibilità della prima,dimunuisce i toni della seconda.

10. Are you fake news?                                                                                              No,la bufala mi piace nel piatto,olio d’oliva e basilico.

11. Stand up comedy o Bagaglino?                                                      Stand up comedy.                              

Le domande di “Unisci i puntini”:

1) Quando é nata la tua passione per la scrittura? Senza considerare migliaia di frasi sulla “Smemoranda”,ufficialmente direi in quinta liceo. Quando la professoressa di lingua mi disse che non sapevo scrivere,partecipai ad un concorso di racconti,vinsi il primo premio e le donai una copia del racconto. Non ricordo se con dedica o senza.

2) Preferisci scrivere o leggere ? Per scrivere devo leggere ciò che mi passa per la testa. Se comunque fossi costretta a fare una scelta estrema fra penna e libro,butterei dalla torre il secondo,che poi la penna mi metterebbe le ali e volerei a riprenderlo.

3) Come immagini la tua Vita tra 5 /10 anni ? Con più rughe e più scritti. Se poi avrò la stessa quantità di sorrisi,potrò esserne felice.

4) Vino o Birra ? Vino bianco.

5) Caldo o Freddo ? Freddo con lenzuola di flanella e “Ciobar”.

6) Unisci i tuoi puntini ogni tanto ? E quando lo fai ? Quando sei felice o triste ? Unisco i puntini quando sorrido. Ne metto molti meno sulle i,ne ho acquistato in serenità. Disegno sorrisi con la pasta. Ed è una meraviglia. https://claudiabrugna.com/2017/03/16/di-cerotti-e-meraviglie

7) Fiction o Film – e perchè ? Fiction. Mi piace l’attesa della puntata successiva.

8) Sport di squadra o Sport individuali – e perché? Sport di squadra perché mi piace guardarli ma non li pratico. Ed osservare dinamiche individuali mi annoierebbe.

9) Ti piace cucinare ? Si,lo faccio per lavoro. Cucinando tutti i giorni,quando sono a casa sono toasts a gogò.

10) Qual é il tuo cibo preferito ? Dura lotta fra tortelli cremaschi e peperonata.

11) Shopping on line o in negozio ? Rigorosamente in negozio. Te ne farò un post a breve 😉.                     

Le domande di Dirty Laundry:

Libro o eBook? Libro;l’eBook non si può annusare,non c’è empatia.

Mare o montagna?  Mare,anche se la montagna mi fa molto Heidi,che l’idea di saltare felice con quattro caprette ci accomuna.

Canzone preferita. “Meri Luis” di Lucio Dalla.

La soddisfazione più grande? I miei figli. E non è retorica.

Libro preferito. “Neve” di Maxence Fermine.

Il vostro Luogo? Fra le nuvole.

Perché hai iniziato a scrivere? La penna mi ha scelto. Io sono sono un canale di passaggio che veicola le sue intenzioni. A volte blu BIC,talvolta blu STAEDTLER. 

Estate o inverno? Dell’estate la luce,dell’inverno l’intimità.

Film preferito. “Billy Elliot”,che nel sussulto emozionale del padre al volteggio del figlio nell’ultima scena,ho respirato il senso della vita.

 Colore che ti rappresenta. L’azzurro intenso.

Credi nell’amore a distanza? Non saprei…a me mancherebbe la quotidianità della relazione. Ballerei come un topo ma,a fine danza,cercherei probabilmente le fusa del gatto! 

Nomino con piacere:

  1. https://ilmiocalamaio.wordpress.com/
  2. https://elenarigon.wordpress.com/
  3. http://www.ehue.it
  4. https://dirtylaundry7.wordpress.com
  5. https://ednamodeblog.wordpress.com
  6. https://ilflorilegiodelcuore.wordpress.com
  7. https://unisciipuntini.me
  8. https://laportadellafrontiera.wordpress.com
  9. https://mentivagabonde.net
  10. https://nondefinitivounderconstruction.wordpress.com
  11. https://quattrochiacchieresul.blog

Le mie domande:                                

1) La citazione che ti rappresenta?

2) Futuro o passato? (escludendo il presente)

3) Essere o avere?

4) I tre colori che preferisci?

5) Biro blu o biro nera?

6) Rosso BIC o rosso STAEDTLER?

7) In quale animale ti identifichi? (compresi quelli estinti)

8) Se fossi un soprammobile,quale saresti in questo periodo della tua vita? (io una boule de neige)

9) Bicicletta o corsa?

10) Sogni o sei desto?

11) Che domanda mi faresti?

11bis) Se non hai domande da farmi che domanda ti faresti?

DOPO QUIZ: In base alla citazione che ti rappresenta,sai se vivi proiettato nel futuro od ancorato al passato e se la sostanza fa parte di te o la devi mostrare per apparire. In ogni caso,nulla ti impedisce di giocare con i tuoi colori preferiti. Colorane un manga e ti sarai estraniato per qualche minuto dal mondo. Se colorare ti annoia,mangiati tre frutti dei colori che hai scelto e dipingerai il tuo io interiore. Calcola la quantità di fibre. Non sia mai che a dieci minuti di benessere,ne seguano venti alla toilette. Se la frutta non ti piace,comprati tre palline dei suddetti colori e giocaci la vita. O “corallinati” un braccialetto tricolor per far sì che il tuo polso richiami la tua attenzione verso di te,almeno dieci minuti al giorno. Cerca la tua vecchia biro delle superiori (quasi tutti ne hanno una nel cassetto) e visto che ami la scrittura,altrimenti non avresti un blog,scrivi qualcosa per te,in blu o in nero. Piega il foglio a barchetta e scrivici il tuo nome in rosso (più scuro in BIC,più vivace in STAEDLER). Un soprammobile alternativo. Scrivi un post sull’animale in cui ti identifichi,presto lo scriverò anch’io. Sarà come parlare con te stesso. Se la barchetta soprammobile non ti piace,sappi che possiamo identificarci in vari soprammobili in diverse fasi della vita. Fanne un post. Lo farò anch’io. Se ti ho rotto le palle fatti un giro in bicicletta od una corsa. Scaricherai la tensione. Sarai sicuramente desto per non urtare qualcuno ma tranquillo,si può sognare ad occhi aperti. A questo punto non vorrai farmi più alcuna domanda perché,effettivamente,ho già scritto troppo. Anche non volendo,ne avrai comunque fatte a te stesso e questo è tutto ciò che conta. Potrà essere che mi riterrai ridicola in effetti,di tanto in tanto,lo sono. Nel tal caso,non saranno sicuramente le mie quattro baggianate a rovinarti la giornata,ma il tempo che mi hai dedicato sarà stato per me prezioso ed è per questo che ti ringrazio infinitamente. Ti auguro una giornata meravigliosa. A presto! Claudia. 🍀🍀🍀

Di Barbamilù e Barbamilà

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Giornata Mondiale della POESIA.

IN QUESTO MONDO ABITATO DA NANI                       (20/12/1993, dopo un grave lutto)

 

La vita è una strana cosa,

a volte spina a volte rosa.

È catrame ed arcobaleno,

idea straziante o pensiero sereno.

Sogno sperato, vicino o distante,

di sentirsi affiancati al proprio amante.

Di sapersi purtroppo da esso lontani,

in questo mondo abitato da nani.

Piccoli uomini con grandi pensieri,

filati allo scopo dei ricordi di ieri.

Piccoli uomini dalle grandi invenzioni

per poter nutrire le più grandi ambizioni.

Piccoli uomini dalle menti geniali,

purtroppo incapaci di crear delle ali.

Per volare in un mondo a noi mortali ignoto

e cercare una risposta a questo insopportabile vuoto.

 

Fonte: “Barbamilù,Barbamilà”

Brugna Claudia, 2001.

Di feste e di puzzle

Dicembre. Pomeriggio. Aspetto mio figlio all’uscita da scuola. Poco più in là,un’immagine da manifesto pubblicitario. Un bell’uomo,alto ed atletico,attende il suono della campanella tenendo in braccio il figlioletto più piccolo appena uscito dalla scuola materna. Il bambino,guancia paffutella e bocca semiaperta,dorme profondamente abbandonando le braccia al nulla. In una sorta di tartarughina in letargo. Nel guscio paterno. Tenerezza e virilità in una scena da film. Una sorta di Christian Grey in versione papà. Finché il padre non apre bocca. E la pellicola stride.

-Se stai in braccio Santa Lucia non arriva!-

Lo ripete ad alta voce un paio di volte e guardandosi intorno,quasi nel tentativo di estraniare quel tipo di autorità che sta nel mezzo fra l’anarchia ed il regime patriarcale del “Conto fino a tre!!!”….che poi non si capisce mai quale catastrofe ci possa essere a partire dal quattro. E meno male che le braccia del bambino,durante il curioso monologo,restano abbandonate a Morfeo,evitandogli di doversi chiedere prestotempo perché dormire sulla spalla del papà lo sommergerà di carbone…

Anch’io ho contato con mio padre durante l’infanzia. Abbiamo contato le biglie ed i centimetri di pista sulla spiaggia. Abbiamo calcolato quanti dischi di vinile ci stavano nel cubo vuoto su cui poggiava lo stereo. Che poi si chiudeva con una porta a vetro. Abbiamo imparato le sottrazioni diminuendo i centimetri fra le nostre altezze. Ho imparato a misurare le parole nelle canzoni sentendole cantare. Ho visto disegnare circonferenze dai suoi walzer in balera. Ho accumulato lettura su “I quindici” ed imparato l’attesa ne “I Raccontastorie”,che le due settimane tra un fascicolo e l’altro erano infinite. Ho imparato a dire bugie bianche quando ho scoperto i giochi di Santa Lucia nell’armadio della sua camera. Nel pezzettino di carbone che trovavo fra i dolci abbiamo concentrato i buoni propositi. Ci siamo contati anche i difetti. Senza puntarci una lente d’ingrandimento. E ci siamo misurati le parole,con la giusta dose di vivacità. Parola più,parola meno. Silenzio più,silenzio meno.

Sono cresciuta sotto una campana d’aria e di sole. Ho preso pioggia a viso scoperto e lavato terra dalle mie ginocchia per anni. Non mi sono state rubate responsabilità e delusioni. Ho ricevuto lavate di testa e messe in piega strepitose. Mi è stato concesso il privilegio del litigio con gli amici in piena autogestione. Ho ricevuto discorsi chiari,senza tanti fronzoli o teorie. Ed ho avuto esempi. Da seguire. È stata una bellissima avventura,papà. Abbiamo contato tanto insieme. Quando la vita mi ha fatto puzzle,non hai perso il conto dei pezzi. E mi hai ricomposto. Contando all’infinito. Tu conti molto per me ed io so di contare per te. Oggi è la tua festa. E tu se il mio sorriso. Auguri,papà.💖

Di cerotti e meraviglie 

Quale capacità mi piacerebbe sviluppassero al meglio i miei figli? L’attitudine all’ammirazione. Vorrei che fra i pensieri della sera,quelli che si accovacciano con noi sul cuscino aprendoci la porta della notte,ce ne fosse sempre uno da dedicare ad un successo altrui. Ad un’azione positiva di un amico. O alla bellezza di una frase sentita pronunciare. Anche da chissà chi…che la meraviglia sa sorprenderti all’improvviso…se ti fai sorprendere. Mi piacerebbe si abituassero ai complimenti,quelli da fare. O che si emozionassero dei traguardi,quelli raggiunti dagli altri. Vorrei per loro un doppio percorso,quello interno dell’amor proprio e quello esterno,dell’amor dato. Vorrei per loro una corsa alla felicità,di quelle che ti tolgono il fiato e che ti fanno le vesciche sui talloni,che per essere felice devi avere il cuore in gola ed i cerotti sui piedi,di quelli che sono talmente incollati che dovrai decidere se strapparli di colpo o lentamente,ma in ambedue i casi ti sarai risanato. Che le ferite aiutano. E ci giochi la vita come a “BANDIERA” o a “UN DUE TRE STELLA!!!”,imparando quando è il momento di correre o quando è il caso di fermarsi. Che non è vero che chi si ferma è perduto. Perché se non sai fermarti hai perso in partenza. E la partenza giusta non è in quarta,ma in prima. Con tocco delicato sulla frizione,che se t’ingolfi è un casino. E così,tra un “TIRO ALLA FUNE” ed un passo alla “MOSCA CIECA”,vorrei che i miei figli imparassero a sbrogliare le proprie matasse a suon di risate. Che la felicità si conquista un pezzo alla volta. Come quando all’asilo fai una collana di pasta,che sedanino per sedanino ti sembra sempre più bella. Il segreto è riuscire ad ammirare anche quelle degli altri bambini. E poi con la pasta avanzata ci puoi fare un sorriso. Pezzettino per pezzettino. Che se manterrai la capacità di apprezzare gli altri sorrisi,anche il tuo sarà più splendente. E non s’ingolferà. Che poi adesso c’è il cambio automatico. Ma questa è tutta un’altra storia…

Di donne e ditali

Donna Francesca Scanagatta nacque a Milano nel 1776. Di nobile famiglia e di raffinata educazione,nutrì un interesse parallelo per i racconti rivoluzionari della sua governante francese. Allontanata da quest’ultima,nel timore paterno di eccessive influenze sovversive,trascorse un paio d’anni in un monastero. Seppur all’apparenza sdegnante delle arti del cucito e probabilmente più incline ad esercitazioni di scherma,continuò diligentemente gli studi,continuando tuttavia a preferire poemi epici a letture convenzionali. Destinata ad un convento austriaco,venne programmato un viaggio in compagnia del fratello,il quale avrebbe dovuto raggiungere l’Accademia Militare nei pressi di Vienna. L’improvvisa malattia del fratello,fu per Francesca l’occasione di realizzare il suo sogno. Taglio di capelli repentino ed abiti maschili,ne fecero un ufficiale dell’Esercito del Sacro Romano Impero, prima donna ad essere arruolata nelle forze imperiali. Prestò servizio in maniera eccellente per sei anni,fino al congedo. Menzionata d’Onore. Negli anni a seguire,ritornata a Milano,sposò il nobile ufficiale bonapartista Celestino Spini di Talamona ed ebbe quattro figli. Morì ottantottenne. Amore,figli ed ideali,nel suo prezioso bagaglio.
Donne alla lettura,amiche mie,virtuali o in carne ed ossa,un unico augurio,posso farvi,che la vostra vita sia una scossa!

Che di fremiti sian le giornate,mille dadi colorati,con cui tentar di giocare la vita,tra emozioni e baci rubati.

Che un arcobaleno sia la vostra misura,che le vostre ali siano aquiloni,che le vostre labbra sian sempre tese,a trattenere mille emozioni.

Manovrate gli aghi con maestria,non attaccate soltanto bottoni,ma sappiate farne una gran bussola,per ideali ed aspirazioni.

Che il ditale non vi sia prigione,che sia una guida meravigliosa,grande corazza nelle battaglie,con cuore tenero di mimosa.

Quel giallo sole che tanto vi dona,che sia gonnella o pantalone,che vi rallegri ogni giornata,che sia ogni volta la vostra canzone.

Claudia.

FONTI: http://www.armigeridelpiave.it/SELEZIONI/Scanagatta.pdf

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